misericordiosi come il Padre
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite… ∞
CORSO FIDANZATI
Venerdì 14 ottobre inizierà, nella nostra chiesa S. Maria alla fonte (Chiesa Rossa), il corso di preparazione al matrimonio. Quello… ∞

Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. (Gv 8, 31-36)

Conoscere la verità significa conoscere la volontà di Dio sull’uomo, così come ci è stata trasmessa da Cristo. Conoscere, per gli ebrei, è accoglierla in modo che dimori stabilmente in ciascuno di noi. E’ il principio di vita morale: noi «camminiamo» (= viviamo) secondo le sue direttive, noi «facciamo la verità». La nostra identità è quella di essere a immagine di Dio e quella di vedere nel volto dell’altro la stessa nostra dignità: e insieme siamo chiamati a ricercare, operare, costruire, pur faticosamente e spesso confusamente, eppure sempre alla ricerca dei segni e della pienezza di Dio. Dalla verità, in controluce, si gioca la libertà e la schiavitù. E’ un tasto drammatico poiché Dio stesso ha amato la libertà per il suo popolo. Parlare di schiavitù agli ebrei significa non essere più nel popolo salvato, essere decaduti e traditi dalle proprie mani. Gesù il Figlio, in comunione con il Padre e perfettamente libero, è Lui che ora può rendere liberi uomini, fatti schiavi dal male e dal peccato. Ma essi debbono credere in Lui ed essere fedeli alla sua Parola. (Raffaello Ciccone)

“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli ..”. Si è suoi discepoli nella fede e con l’adesione alla sua parola. Gesù è categorico: o si è con lui o si è di satana. “Chi credi di essere?”. E’ una pretesa che se non venisse da Dio, sarebbe di un pazzo. Di Dio Gesù è l’incarnazione storica. Il contenuto preciso della nostra fede è credere a Gesù come l’unico ed esclusivo salvatore del mondo. Egli è “la verità”, ossia la rivelazione piena e definitiva di Dio, ben oltre a quanto già l‘Antica legge ci aveva rivelato di Dio. La prima lettura ci dà il biglietto da visita offerto a Mosè: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all‘ira e ricco di pietà e di fedeltà..” (Lett.).
Da qui la contestazione di ogni religione e di ogni religiosità. Ogni religione perché oggettivamente solo Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini (1Tm 2,5). Anche l’Ebraismo è stato solo premessa a Cristo (“pedagogo”, dice Paolo). L’aveva già intuito anche Abramo, “che ha visto il mio giorno”; e per la fede in Lui fu giustificato. Contestata anche ogni religiosità soggettiva o ogni pratica che non siano una fede e una adesione del cuore all’opera di Cristo. Almeno oggettivamente parlando. (Romeo Maggioni)

L’evangelista Giovanni, nel suo Vangelo presenta Gesù che ascolta la Parola del Padre e la custodisce nella conoscenza amorosa (Gv 8,55). Ugualmente Gesù chiede al discepolo di custodire la sua Parola per non vedere la morte in eterno (Gv 8,52). Tale atteggiamento equivale a rimanere nella Parola (Gv 8,31). Gesù custodisce la Parola perché conosce il Padre. I discepoli faranno un percorso inverso: rimanendo nella Parola di Gesù e custodendola conosceranno progressivamente la Verità, ossia i valori di Gesù.
La Parola poi li renderà liberi perché è Parola pasquale. Nella Nuova alleanza la Parola abita nel sacrario profondo della persona e è fissata nel cuore. Ispira la vita. Il discepolo la ama e nel conoscerla impara “a conoscere il cuore di Dio”.
Se la Parola non viene custodita la nostra vita inaridisce. Non lo constatiamo nelle nostre affannose obbedienze e attualizzazioni senza profondità? Custodire e dimorare è stare con la sorgente della Parola di vita nel tempo, in ogni situazione, distinguendo le tante parole che ci estenuano da quella che, sola, ci dona forza critica, capacità di agire nella complessità, ma soprattutto il gusto unico della Verità accolta. (H. DE LUBAC)

Domenica 12 marzo sono iniziati la serie di tre incontri di quaresima in preparazione alla S. Pasqua. Ecco il programma:

La registrazione degli incontri lo trovate nella banda superiore del sito alla pagina ” Conf. Ritiri” alla sottopagina “regist. Quaresima”

 

La donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».( Gv 4, 9-10)

In un incontro che va oltre le regole, tra una donna samaritana, eretica ed un maestro giudeo, Gesù, si assiste ad una sconcertante rivelazione di Gesù stesso, apparentemente piena di fraintesi e tuttavia mantenuta viva da una donna con una attenzione coraggiosa e profonda. La samaritana prende coscienza del suo bisogno e della esigenza di chiarezza interiore e Gesù capisce che, al di là delle apparenze, la donna è desiderosa di capire e di ricevere.
La domanda predominante: “Chi è colui che ti parla?” (v 10) ha due risposte. Gesù è Messia (v 26) e Gesù è Salvatore del mondo (v42), proclamato solennemente. Varie riflessioni sì profilano: Gesù è acqua viva, rivelazione e Spirito, esigente di una conversione del cuore. Egli propone un culto genuino, invia nel mondo chi crede in Lui per la salvezza di tutti. La Samaritana, donna disincantata, lontana da Dio ma coraggiosa, intenta a deviare i tentativi di Gesù di farla riflettere su se stessa, e tuttavia non fugge davanti a Lui. Con tutte le sue perplessità, alla fine accetta di fare un cammino di ricerca e di fedeltà per arrivare alla verità. E’ colei che scopre veramente l’acqua viva. Ma è anche colei che per prima, avendo accolto la novità di Gesù, si fa missionaria presso i suoi concittadini. Si dimentica addirittura del suo bisogno di acqua. Abbandona la brocca e corre in città ad invitare i suoi ad un incontro con il Messia. (Raffaello Ciccone)

 

Interessante è il cammino che Gesù fa compiere alla donna perché giunga alla fede. Si presenta stanco (..di ricercare noi!) ed è già là ad attenderci! “Dammi da bere”. Sua è sempre l’iniziativa. Sua è la delicatezza di coinvolgerci, anzi di sembrare d’aver bisogno di noi. Anche la Madonna a Lourdes disse a Bernadette: “Volete farmi il piacere di venire qui..!”, quasi sia Dio a chiedere all’uomo il piacere di essere amato e salvato! Trova l’uomo supponente: “Non hai un secchio”. Io ho la scienza, la tecnologia e il progresso.., io so quel che mi disseta! E’ l’orgoglio (o l’illusione) dell’autosufficienza del mondo pagano, il vero e profondo peccato dell’uomo di sempre.

“Se tu conoscessi.., e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!”. La nostra tragedia è che non conosciamo il Dono di Dio, non abbiamo mai preso lui sul serio, quasi sia un optional per anime pie, o .. per bambini della prima Comunione! Invece è qualcosa di decisivo per la vita. “Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”. Tutte le esperienze umane anche le più fortunate non riempiono il cuore. Anzi il Dono di Dio supera ogni aspettativa: “L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”, perché – senza averne spesso chiara coscienza – siamo fatti per l’infinità, per la totalità, per l’eternità. Se conoscessimo quest’acqua, saremmo noi a cercarla. Si lamentava Agostino: “Tardi ti ho conosciuto…”, dopo aver girato molte botteghe in cerca di ciò che lo poteva saziare. Quest’acqua viva è un tesoro e una perla così preziosa che merita ogni sacrificio pur di possederla (cf. Mt 13,44ss). Noi invece andiamo a mendicare altre acque, magari i maghi.., o le sette!

“Signore, dammi quest’acqua..!”. Dove si trova questa salvezza? Certamente nella storia, perché “la salvezza viene dai Giudei” e nell’evento di Gesù di Nazaret, con i fatti da lui compiuti nella terra di Israele. Ormai però è superato ogni dove, perché IO SONO (cioè Jahvè) è qui: “Sono io, che parlo a te”! Il Messia sono io. Gesù è il pozzo che dà acqua per la vita eterna. La Chiesa, con i suoi sacramenti, è la contemporaneità di Cristo per ogni generazione di uomini che lo cercano con cuore sincero.  (Romeo Maggioni)

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». (Mt 4, 1-4)

È il momento della debolezza che diventa anche il momento della tentazione. E’ lo Spirito che introduce Gesù nella prova, non è Gesù che la cerca. Corrisponde alle ultime richieste nella preghiera del “Padre nostro”: “non ci indurre nella tentazione ma liberarci del male” (6,13). Qui Matteo sintetizza le tentazioni che Gesù deve affrontare in tutta la sua breve prossima vita, prima della morte. Satana, infatti, si oppone alla scelta di salvezza che Dio porta e vuole distogliere Gesù dalla via che il Padre gli ha assegnato (“un messianismo sofferente”), suggerendo la via della passionalità, del successo, del potere.  (Raffaello Ciccone)

Gesù è stato effettivamente “messo alla prova”, tentato. Come? Non nel modo narrato da Matteo, che sintetizza tali esperienze dando loro la forma di un drammatico scontro diretto tra Gesù e Satana, su un fondale paesaggistico di indubbia efficacia, ma nel corso di tutta la sua esistenza terrena, in varie circostanze. Nel contesto della Scrittura la “prova” è la situazione di difficoltà in cui si trova il credente, quando i valori che lo guidano vengono sottoposti ad una pressione, sono messi in crisi ed egli deve appunto “dare prova” di sé, operare delle scelte che rivelino la sua fedeltà o meno ai valori minacciati.
Ora anche Gesù, il Figlio di Dio, proprio perché realmente ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana (cfr. Ebrei 4,15), non si è sottratto a questa esperienza che mette in gioco la libertà e durante il suo ministero si è trovato più volte a dover operare delle scelte, in cui “dar prova” della sua fedeltà o meno al piano di Dio. (Ileana Mortari)

Poste all’inizio di questa quaresima, le tentazioni di Gesù e le sue risposte costituiscono una contestazione alle nostre attese riguardo a Dio e, più profondamente, all’idea che abbiamo di Dio.
Proprio questo significa la verifica quaresimale del nostro battesimo, per giungere a Pasqua con una sua ratifica più vera e più.. gioiosa!
Israele nel deserto era preoccupato del cibo e della sussistenza. Il Signore gli aveva provveduto con la manna, con la carne delle quaglie, con l’acqua scaturita dalla roccia. Ma assieme – ogni volta – aveva affiancato il richiamo alla fedeltà all’Alleanza, all’obbedienza alla Legge data da Mosè, perché in questa adesione stava la sua sopravvivenza come popolo di Dio […]
Israele nel deserto, pur aiutato da Dio, sovente mormorava contro di Lui. Un giorno era senz’acqua, ricorse a Mosè con tale violenza che questi si spaventò. Gli chiesero in modo radicale: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”. Dio, pur non negando la sua Provvidenza, metteva un po’ alla prova il suo popolo con qualche rischio, perché desiderava si fidasse di Lui anche nei momenti della prova. Dio non vuol essere il tappabuchi del momento, che corre a soddisfare ogni nostro bisogno o capriccio. Questo si chiama “religione”,… non “fede”! […]

Israele s’aspettava da sempre un Messia che fosse un re potente, capace di sbaragliare i nemici e fare di questo popolo una potenza vasta quanto il mondo intero. Più di una volta il Signore aveva castigato questa presunzione, col costringerlo all’esilio, con la distruzione di Gerusalemme, con la perdita d’ogni autonomia politica. Ancora al tempo di Gesù l’aspettativa era per una rivoluzione politica e per una liberazione dal giogo romano. Per questo Gesù fu sempre prudente nel rivelare la sua missione di Messia. […]
Per questo le scelte operate da Gesù rivelano qualcosa del disegno di Dio, qualcosa del suo atteggiamento e del suo modo specifico di intervenire nella storia, rivelano un volto proprio e sorprendente di Dio ben diverso da come ce l’aspettiamo. E’ un Dio che non vuol imporsi con miracoli per manifestare la sua onnipotenza vincente. E’ un Dio che non vuol usare la sua forza e il suo prestigio per interessi personali. Al contrario, è un Dio che segue il cammino della croce per mostrare il dono di sé. (Romeo Maggioni)

La chiesa non conduce i suoi figli a semplice esercizio di pratiche esteriori, ma ad impegno serio di amore e di generosità per il bene dei fratelli, alla luce dell’antico insegnamento dei profeti: “non è piuttosto questo il digiuno che io amo? Sciogli i legami
dell’empietà – ammonisce Isaia -, manda liberi gli oppressi e rompi ogni gravame. Spezza il tuo pane all’affamato e apri la tua casa ai poveri e ai raminghi; se vedi un ignudo ricoprilo e non disprezzare la tua propria carne. Allora la tua luce spunterà come il mattino e la tua salvezza germoglierà presto, la tua giustizia camminerà innanzi a te, e la gloria del Signore ti accoglierà” (Is 58,6-8). Questa è la Quaresima. Questo è l’esercizio della vera penitenza, ed è quanto il Signore attende da tutti, nel tempo accettevole di grazia e di perdono. (Giovanni XXXIII°)

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Per iniziare con il giusto spirito la Quaresima nella nostra chiesa Domenica 5 marzo alle ore 15e30 proponiamo un breve ritiro. La nostra chiesa con la sua atmosfera sacra e antica è un luogo adatto per vivere questo momento di spiritualità.

Ecco nella locandina il programma dell’incontro.  (Clicca per ingrandire)

 

Le registrazioni della meditazione del ritiro si trova nella pagina “Conf- Ritiri”, sottopagina registrazioni Quaresima

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