misericordiosi come il Padre
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite… ∞
CORSO FIDANZATI
Venerdì 14 ottobre inizierà, nella nostra chiesa S. Maria alla fonte (Chiesa Rossa), il corso di preparazione al matrimonio. Quello… ∞

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (Lc 1, 26-28)

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Maria è stata anzitutto una donna capace di attesa. Se è vero che lo spessore di una persona si commisura dalla qualità delle sue attese, allora bisogna concludere che Maria è la più santa delle creature […]
Perché Maria è riuscita a sostenere tutta questa lunga attesa? Perché si è lasciata amare da Dio; perché si è sentita profondamente amata da Dio. Ha percepito sin dall’inizio della sua esistenza un amore profondo e unico da parte di Dio. Perché ha intuito sin dall’inizio della sua esistenza d’essere stata amata e cercata, attesa in modo unico da Dio. Qui sta tutto il segreto della sua santità, il segreto della sua bellezza e della sua verginità.

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La bellezza di Maria non sta anzitutto in una purezza astratta, in una verginità statica, fissata dall’inizio della sua esistenza dallo sguardo geloso di Dio, che in lei aveva deciso di incarnare Suo Figlio. Troppo artefatta e rigida una teologia di questo genere. E’ piuttosto questa sua attesa generata, sostenuta dall’amore, che nel primato dell’amore di Dio ritrova la sua radice, il suo inizio più vero, a spiegare la sua bellezza di donna e di Madre. Solo un amore così grande ha permesso a Maria di non scomporsi davanti all’annuncio dell’Angelo Gabriele. “Non temere Maria”, dice infatti a Maria: perché la grazia è più grande del peccato, la misericordia di Dio è più potente del male. (Walter Magni)

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Maria, il vangelo di Luca ti presenta come la “Vergine delle salite”. Ti mettesti in viaggio “verso la montagna” per trovare Elisabetta.
                “Salisti” alla città di Davide chiamata Betlemme, per farti registrare nel censimento.
                “Salisti” a Gerusalemme con Gesù dodicenne e con Giuseppe per la festa di Pasqua.
                “Salisti” sul Calvario per condividere con Gesù il mistero della morte.
                “Salisti al piano superiore” con la Chiesa nascente per attendere il dono dello Spirito.
                E infine “sei salita al cielo”, Immacolata nell’anima e nel corpo. Puoi benissimo, allora, tirarci dalle infeconde bassure in cui ristagniamo e dalle quali siamo incapaci di uscire.
                Tu che hai cantato Dio che “innalza” gli umili, riscattaci da una preghiera abitudinaria, frettolosa; da una vita cristiana appiattita e senza sussulti di fantasia; dall’affanno delle cose che ci impedisce di elevarci a Dio…
                Rendici abitatori stabili del `piano superiore’ per vivere da fratelli concordi e riconciliati, inviati incessantemente a guardare, amare ed evangelizzare il mondo da veri testimoni del tuo Figlio Gesù Risorto, speranza del mondo. Amen.  (Preghiera di Mons. Tonino Bello)

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SALUTO  ALLA  VERGINE  MARIA.
di San Francesco di Assisi
Ti saluto, Signora Regina santa, santa Madre di Dio, Maria  che sei la Vergine diventata chiesa, eletta dal santissimo Padre del cielo  e da lui insieme al santissimo Figlio diletto  e allo Spirito San-to Paraclito consacrata e ripiena di Padre del cielo e da lui insieme al santissimo Figlio diletto e allo Spirito Santo Paraclito consacrata e ripiena della pienezza di grazia e della totalità di bene.
Ti saluto, palazzo di Dio.
Ti saluto, tabernacolo di Cristo.
Ti saluto, casa di Dio.
Ti saluto, vestimento di Cristo.
Ti saluto, madre di Dio.
E saluto voi tutte, sante virtù che, per grazia e lume dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli per renderli sempre più fedeli a Dio (Sal BMV 1-6).

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condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osannaal figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». (Mt 21, 8-9)

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In questa quarta domenica d’Avvento respiriamo la gioia di Gerusalemme per l’ingresso del suo Messia. Siamo chiamati di più a riscoprire la gioia. Penso che il compito più importante in questo tempo di Avvento è vivere con più entusiasmo la nostra fede.
Occorre uscire dalla relazione con Dio come una serie di obblighi che assolviamo come timbrare il badge nel posto di lavoro.
Il cristiano è un uomo e donna di gioia. Questo termine non è da confondersi con allegria. L’allegria è sicuramente importante, ma la gioia lo è ancor di più perché non è congiunturale è più profonda mentre l’allegria rischia di trasformarsi in superficialità.
La gioia si fonda nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre e per questo non va assolutamente trattenuta anzi va predicata, annunziata e allunga la strada anzi l’allarga.
Santi tristi non esistono. Penso alle vite di San Tommaso Moro, San Filippo Neri o del don Bosco sono state traboccanti di gioia. Essi ci offrono una teologia della gioia. (Michele Cerutti)

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Gesù prende possesso della città santa e, immediatamente, si scontra con la classe dirigente del popolo d’Israele. Essa è costituita dai dotti teologi, dalla classe sacerdotale che, insieme, sviluppa la politica e custodisce il tempio, e dai più appassionati devoti della legge. Stiamo parlando degli scribi, dei sacerdoti, e dei farisei. Tutti attendono il Messia e tutti questi sono ferocemente oppositori di Gesù.
Infatti Gesù il Messia non viene come l’hanno aspettato o immaginato. Non porta potere e grandezza, non dà spazio ai progetti di rivincita, ignora ogni prospettiva di vittoria, giunge disarmato con una proposta di pace e di novità a cui solo le persone semplici, i credenti in Lui, rispondono fiduciosi.
Egli non garantisce niente di ciò che si sarebbero aspettato. Un trionfo a Gerusalemme c’è, ma chiede in prestito le piccole cose di tutti i giorni: l’asino, la festa, i mantelli, i rami degli alberi, le grida di acclamazione, la fiducia. Egli non manifesta esigenze di potere, né forze combattenti, né desideri di trionfo.
Egli non vuole vincere nessuno, e questo dovrebbe essere ben chiaro anche nella sensibilità del nostro mondo credente.  (Raffaello Ciccone)

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“Dio, nessuno lo ha mai visto..”, ma un giorno “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,17.14). Appunto, “Cristo dice: Io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Epist.). E‘ la novità assoluta e inattesa di un Dio che si interessa all‘uomo. Dio ha inviato suo Figlio nella carne come Messia per salvare il suo popolo. Non l’ha mandato in potenza e sterminio, ma nella mansuetudine e nella piccolezza:”Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un‘asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”. L’entrata di Gesù in Gerusalemme è il segno, la sigla di uno stile: di un re che regna dalla croce, di un Signore che conquista i cuori con lo stravincere in condivisione e amore. Il giudizio e la discriminazione avvengono nei cuori di chi lo sa riconoscere e accogliere come “figlio di Davide” pur nella sua umiltà, e di chi lo rifiuta scandalizzato.  (Romeo Maggioni)

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Per quanto sia difficile constatare che l’amore di Dio è così nascosto al mondo e ci scuote profondamente, abbiamo la possibilità in tempi del genere di essere grati in modo particolare per il fatto che non abbiamo più bisogno di cercarlo là dove non c’è, ma che esso risplende in modo tanto più chiaro dove soltanto possiamo trovarlo: in Gesù Cristo. L’amore di Dio per noi deve essere trovato soltanto in lui. (D. BONHOEFFER)

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Giovedì 24 novembre si è tenuta nella nostra chiesa la prima catechesi di Avvento.

E’ stata guidata fra ROBERTO PASOLINI giovane biblista cappuccino.

Ha presentato il tema: ” MATTEO, IL VANGELO DEL DIO CON NOI.

Trovate la registrazione nella pagina del menu CONF. RITIRI

 

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». (Mt 11, 2-6)

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Giovanni gli fa una domanda diretta: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Una domanda che consola anche noi, che spesso fatichiamo a credere. Se una roccia come lui, che sapeva sfidare il vento del deserto – anche per Gesù era più di un profeta -, viene preso dal dubbio, allora c’è spazio anche per noi davanti a Gesù. Del resto, proprio Giovanni aveva chiamato Gesù con un titolo carico di tenerezza: l'”Agnello di Dio” (Gv 1,29).
Ci sono giorni nei quali gridiamo con sicurezza la nostra fede. Poi, sappiamo che non tutti i giorni sono uguali e arrivano quelli nei quali ci sentiamo messi alla prova dal dubbio e persino dalla paura. Come, dunque, poteva non esserlo anche il Battista? Lui, che aveva annunciato il Messia con immagini anche pesanti e minacciose. Come quella del Messia giudice, che avrebbe separato finalmente il grano dalla paglia. Tentazione risorgente nella chiesa, quella di voler separare e distinguere, superando talvolta anche la propria competenza. Ma ora Giovanni, stando in carcere, sente dire che Gesù non separa i giusti dai peccatori. Anzi i peccatori li va a cercare e addirittura si siede a tavola con loro. Qualcuno insinua che sia più amico dei pubblicani e dei peccatori, che dei sacerdoti del Tempio. Giovanni non sa più cosa pensare. Se il Messia dovrebbe bruciare “la pula con fuoco inestinguibile”, perché Gesù rimprovera duramente i Suoi discepoli che invocano fuoco sulla città che L’ha rifiutato? Quale Messia sto aspettando? A quale Messia devo credere? (Walter Magni)

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L’atteggiamento cristiano è quello “del Dio con me”. Dio è il Dio della mia casa, il Dio della mia porta, il Dio della mia mensa; è il mio compagno di viaggio, che mi ha dato la mano e al quale io posso dare la mano; è il Dio della comunione personale, delle pareti domestiche, dell’ottimismo, della speranza; è il Dio che vince in forma radicale la solitudine, che non è vinta da nessun’altra compagnia. Ma tutto questo avviene a un patto: che mi abbandoni, mi fidi. Egli dice: “Non sai che cosa c’è voltato l’angolo, devi fidarti”. […] Egli cammina con noi nella nebbia, non ci permette di vedere col nostro occhio, perché non vuole che prevediamo col nostro cuore. (L. SERENTHÀ)

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La Bibbia è il grande racconto che narra le meraviglie della misericordia di Dio. Ogni pagina è intrisa dell’amore del Padre che fin dalla creazione ha voluto imprimere nell’universo i segni del suo amore. Lo Spirito Santo, attraverso le parole dei profeti e gli scritti sapienziali, ha plasmato la storia di Israele nel riconoscimento della tenerezza e della vicinanza di Dio, nonostante l’infedeltà del popolo. La vita di Gesù e la sua predicazione segnano in modo determinante la storia della comunità cristiana, che ha compreso la propria missione sulla base del mandato di Cristo di essere strumento permanente della sua misericordia e del suo perdono (cfr Gv 20,23). Attraverso la Sacra Scrittura, mantenuta viva dalla fede della Chiesa, il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere, perché il Vangelo della salvezza giunga a tutti. (Dalla Lettera Apostolica di Papa Francesco Misericordia et miseria)

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Abbiamo pubblicato la registrazione della meditazione di LUCA FALLICA, priore del monastero di Dumenza, dettata nel ritiro di avvento che si è tenuto nella nostra chiesa domenica 20 novembre. La trovate nel nostro blog in alto tra i menu nella pagina “CONF- RITIRI” – Reg. Avvento

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