La Misericordia di Lucilla Giagnoni
Un evento importante nella nostra chiesa per sottolineare l'apertura del anno straordinario di giubileo sulla DIVINA MISERICORDIA. Mercoledì 16 alle… ∞
Martini e noi
Un evento importante domani sera: giovedì 8 ottobre 2015 nella nostra chiesa alle ore 21 Viene presentato il libro curato… ∞

Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. (Mt 18, 2-6)

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Dunque: il più grande è colui che si mette a servizio degli altri membri della comunità, soprattutto dei piccoli, che non sono propriamente o soltanto i bambini, ma i deboli, quelli che agli occhi del mondo non contano granché. Di loro bisogna prendersi cura, altrimenti ricadiamo nella mentalità mondana che privilegia i posti alti, le posizioni di prestigio e di dominio. Se, invece, all’interno delle nostre comunità succede altro, succede questa corsa all’alto, ai primi posti, ai riconoscimenti e ai titoli, allora questo fa scandalo davvero. Questo contraddice fortemente la logica profonda del Vangelo che Lui è venuto ad annunciare. Certo, una pagina di questo genere può anche essere usata per bollare anche nella chiesa chi scandalizza per pornografia o pedofilia. Se non altro perché quello della pedofilia è uno dei casi di dominio, di abuso dei deboli e dei piccoli tra i più inquietanti. Ma pure sappiamo che l’orizzonte, l’orizzonte del dominio, che viola la dignità dell’altro, che viene meno al rispetto della persona, è purtroppo ben più vasto. (Walter Magni)

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…l’orizzonte del piccolo si allarga dal bambino alle persone disarmate, agli ignoranti, ai semplici, alle persone fragili che non sanno difendersi, che non sanno capire le reali intenzioni dell’altro, che sono sprovveduti e non furbi.
– Guai a chi ne approfitta, mette inciampi davanti ai piedi e li inganna, li rovina, li stravolge, li perde nel cuore. Essi non sono soli ma i loro angeli vedono il volto di Dio e Dio stesso si fa protettore e difensore.
Si capiscono allora le parole severe per chi pone inciampi ai piccoli: è un terribile tradimento che addirittura potrebbe essere meno dannosa di una morte violenta in fondo al mare per una enorme pietra da mulino legata al collo. Perciò va fatto qualunque sacrificio pur di risparmiare un solo scandalo ai bambini.Le parole di Gesù sono severissime, addirittura inumane eppure sono pronunciate da Gesù che dà la vita per ogni uomo ed ogni donna della terra.
Chiaramente Gesù mette sulle spalle alla Comunità cristiana il fardello dei poveri e tra questi, in particolare, i problema dei piccoli che vanno protetti, educati, custoditi.
Si pone il problema educativo delle nuove generazioni. (Raffaello Ciccone)

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Lo scandalo non è solo verso i bambini, ma anche verso i più deboli nella fede. “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me gli conviene che sia gettato nel profondo del mare”. E’ l’atteggiamento di Paolo, pronto a rinunciare a ciò che è lecito per non turbare la coscienza di chi lo crede un male. E’ il caso del mangiare carne offerta agli idoli – che, giustamente, per Paolo sono nessuno -: “Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello” (1Cor 8,13). E’ il rispetto e la delicatezza che nasce dalla carità verso chi è debole, magari – all’interno della Chiesa – ancora legato a convinzioni e tradizioni che .. da tempo il Concilio ha superato. O forse anche di fronte a chi vive una religione diversa, che ci appare irrazionale e un po’ primitiva: è dovuto tutto il rispetto alla sua coscienza!

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Vi è poi lo scandalo contro se stessi, cioè la necessità di evitare ciò che porta al male: “Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te”. Certamente va tagliato ciò che è chiaramente male e porta al male. Ma anche ciò che è occasione di male: ambienti, amicizie, e.. quel tremendo “galeotto” (nel senso dantesco) che è la televisione. Che significa rigore e austerità di vita. E solo più avanti nella vita si incomincia a credere all’utilità.. del digiuno! “E’ meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno”. Di fondo deve esserci la convinzione dell’Assoluto da conquistare: “Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” (Mt 16,26). Altrimenti, ogni sacrificio sembrerà una perdita. (Romeo Maggioni)

 

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Chi disprezza un uomo non potrà mai ottenere nulla. Niente di ciò che disprezziamo negli altri ci è completamente estraneo. Spesso ci aspettiamo dagli altri più di quanto noi stessi siamo disposti a dare. Perché finora abbiamo riflettuto in modo così poco realistico sull’uomo, sulla sua debolezza?
Dobbiamo imparare a valutare gli uomini più per quello che soffrono che per quello che fanno o non fanno. L’unico rapporto fruttuoso con gli uomini – e specialmente con i deboli – è l’amore, cioè la volontà di mantenere la comunione con loro. Dio non ha disprezzato gli uomini, ma si è fatto uomo per amore loro.
In una comunità cristiana la cosa più importante è che ognuno sia un anello indispensabile di una catena. Questa non potrà spezzarsi solo se anche l’anello più piccolo terrà saldamente. Una comunità che lascia inutilizzati alcuni suoi membri, troverà in questo la causa della sua rovina. (D. BONHOEFFER)

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A chi sogna una perfezione impossibile vorrei dire soltanto una parola: non cercare lontano la pace, ma comincia a donarti dove ti trovi. Smettila di guardare te stesso e guarda i fratelli che hanno bisogno.
Solo così troverai la pace, il riposo e quel famoso equilibrio tra l’interiore e l’esteriore, tra la preghiera e l’attività.
Tutto potrai risolvere nell’amore, senza perderti dietro alle nuvole di una comunità immaginaria. Vivi pienamente la tua vita nella comunità di oggi.
Non fermarti sui difetti che essa ha (e fortunatamente ne ha molti), ma guarda piuttosto dentro il tuo cuore e sappi che tu sei stato perdonato e che a tua volta puoi perdonare gli altri ed entrare oggi stesso nella conversione  dell’amore.
La comunità è fatta anche di attenzioni nella vita quotidiana.
È fatta di piccoli gesti, servizi e sacrifici, segni costanti dell’amore concreto reciproco.
È lasciare che l’altro ci passi avanti, non pretendendo di avere sempre ragione.
È prendere sulle proprie spalle il fardello per risparmiare il vicino. (P. TARCISIO GEIJER – monaco certosino)

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Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. (Mt 5, 43-45)

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“Non opponetevi al malvagio (…) amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.”
Credo che queste parole siano le più difficili da ascoltare, di tutto il Vangelo: solo al sentirle tremano le vene ai polsi… figuriamoci se poi dobbiamo passare dal semplice ascolto intellettuale alla realizzazione, dal concetto teorico-astratto alla pratica concreta!
La vera difficoltà del cristiano non è convertirsi alla fede, ma diventare consapevole delle conseguenze morali di tale conversione. L’esperienza degli Apostoli è paradigmatica: divenuti seguaci del Signore, i Dodici si resero conto delle difficoltà e dei rischi che avrebbe comportato l’essere dichiaratamente e pubblicamente discepoli di Gesù. (Massimo Rossi)

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Dio ha risposto al nostro male donandoci il suo Figlio. Ossia ha permesso che noi lo mettessimo in croce e lo uccidessimo. Solo così, lasciando che si manifestassero le conseguenze ultime del nostro male, lui con il suo amore ci ha convertito, ci ha fatto comprendere che il male fa veramente male e che Dio ci vuole un bene immenso, infinito! Perché Dio è nostro Padre, che non esita a dare tutto per noi, perfino il Figlio suo.
Non c’è nessuna giustizia in questo mondo se non nella pace. E non vi è pace se non nella riconciliazione. L’aveva capito Nelson Mandela che, ormai vent’anni fa, esortava i neri del sud Africa a non vendicarsi dell’oppressione e delle violenze subite da secoli. Non è infatti la vendetta a costruire una società, ma il disarmo degli spiriti. Così anche in Italia solo la riconciliazione e il lavoro unanime per il bene comune potranno ricostruire il tessuto sociale e la solidarietà, in un tempo di crisi, di conflitti politici e di inutili divisioni. (Davide Arcangeli)

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Chi è chiamato alla sequela di Cristo deve credere e obbedire al suo Signore e vivere in mezzo ai suoi nemici. Lì è la sua missione, lì è il suo lavoro.
C’è al momento nella Chiesa una ricerca affannosa a chiudersi in gruppi protettivi, a sedere tra amici che la pensano allo stesso modo, a cercare il sorriso compiacente, a trovarsi circondato da gigli e rose, a crearsi le liturgie che soddisfano le emozioni.
Questa non fu la vita e la missione di Cristo. Lui visse in mezzo ai suoi nemici.
Con la sua vita e la sua parola cambiò le carte in tavola di quelli che si erano creati un mondo dove prevaleva il loro pensiero e non l’obbedienza fedele alla parola del loro Dio.
Con quella espressione: “Ma io vi dico…” Gesù scombinò la partita di quelli che avevano fatto della fede di Israele una religione di comodo, dove si piegava e contorceva la parola di Dio fino a farla diventare parola d’uomo.
Lui viene e indirizza il discepolo sulla via di Dio, a fare della Parola di Dio la lampada per i suoi passi e la luce del suo cammino.
Quello che Cristo propone come missione del discepolo è la vita di Dio, niente di meno.
La vita di Dio è amare “straordinariamente”, è amare “perfettamente”. (Giovani Missioitalia)

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Papa Francesco a Rio de Janeiro aveva detto: “Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è diviso. Muri, abissi, distanze presenti anche oggi sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione.” Ai Grandi della Terra ha più volte rivolto il monito: “Non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo”.

Volto di Cristo

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva. Lc 1, 41-48)

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Madre e Figlio appaiono sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15, 54, cfr. Os 13, 14).
    In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli. («Munificentissimus Deus» di Pio XIl)

Dormizione di Maria Santissima

Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio (S. Giovanni Damasceno)

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Dio innalza Maria nella Gloria del Cielo: nelle parole del Magnificat di Maria, “ha rovesciato i potenti dai troni, e ha innalzato gli umili”. Questo è l’innalzamento che Dio ha suscitato in Maria quando l’ha voluta accanto a sé nella gloria: l’innalzamento degli umili, l’Assunzione al Cielo dei poveri, degli ultimi, degli affamati, di coloro che sarebbe meglio definire “umiliati” piuttosto che “umili”. Umili lo si può essere per una condizione naturale del carattere, indipendentemente dalla situazione sociale ed economica nella quale ci si trova (anche un ricco può essere umile, per carattere); umiliati, invece, lo si è perché resi così dalla vita, dalle difficili situazioni che a volte ci si trova a dover fronteggiare. E per via della difficile situazione a livello socio-economico (e non solo) nella quale ci troviamo ormai da diverso tempo, credo che oggi parlare di un Dio che innalza gli umili e rovescia i potenti dai troni voglia dire fare riferimento ai molti, ai troppi umiliati della vita. Oggi potrebbe essere la loro festa, il giorno in cui (almeno una volta l’anno) ci si ricorda di loro e gli si dà quella gloria e quell’onore che – se non fosse per Maria, donna umile innalzata nella gloria – non avrebbero neppure in questa solennità, così suggestiva e così amata. (Michele Cerutti)

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Questa festa non è solo un momento per dare gloria alla Madre di Dio assunta in cielo con l’anima e con il corpo, o per ricordarci che quello che lei vive insieme a suo Figlio è lo stesso destino di gloria a cui anche noi siamo chiamati al termine della nostra esistenza; l’Assunzione di Maria, così come l’Ascensione al cielo del suo Figlio, diviene uno stimolo perché nella nostra vita di ogni giorno, prima ancora che nella prospettiva della nostra morte, osiamo con decisione rivolgere il nostro sguardo verso l’alto, per puntare veramente in alto, per non accontentarci di banali e sistematiche risposte agli interrogativi della vita, grandi o piccoli che essi siano, per ricordare a noi stessi che c’è un altro modo per affrontare le sfide di ogni giorno. (Alberto Brignoli)

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Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. (Mt 21, 12-14)

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Cacciare dal tempio le pecore e i buoi destinati al sacrificio può anche voler dire che ormai ci sarà un sacrificio nuovo e unico: quello dell’offerta della morte di Gesù al Padre.
“Si avvicinarono i ciechi e gli zoppi nel tempio e li guarì” (21,14). In 2 Samuele 5,7-8 un detto, che viene riferito da parte di Davide, esclude che “i ciechi e gli zoppi possano entrare nella casa”. Da qui l’abitudine a pensare che nel tempio di Gerusalemme non potessero entrare ciechi e zoppi e comunque infermi e pagani. Il fatto che Gesù guarisca nel tempio ricorda, a ciascuno, l’autorevolezza più grande di Davide stesso e ricorda, nello stesso tempo, che per loro e per tutti il tempio diventa il luogo della dignità e della novità.
Si intravvede così che Gesù, più grande di Davide, nelle offerte sacrificali, nel tempio stesso, è il nuovo tempio che formula e propone il più profondo dialogo con Dio, offrendo a ciascuno il vero volto del Padre.  (Movimento Apostolico)

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Colpisce che Gesù Si serva dell’immagine della casa per parlare dei nostri tempi e delle nostre chiese. Perché dentro una casa non tiene la legge del mercato. Piuttosto vige la legge dell’accoglienza e dell’amore. Commuove anche il seguito dell’episodio. Gesù nel tempio non compie qualche rito o qualche preghiera particolare. Si dice piuttosto che “gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi ed egli li guarì”. Ciechi e zoppi, che forse attratti quel giorno dalla Sua presenza, avevano osato superare la soglia del tempio che era loro proibito oltrepassare. Gesù invece li accoglie e li guarisce, facendo di un tempio una casa accogliente. Mentre proprio in quel giorno nel tempio non c’era l’eco di canti rituali e solenni, ma risuonavano le voci fresche di un gruppo di bambini che gridavano: “Osanna al figlio di Davide!”. Mentre i capi e i custodi del tempio si sdegnavano e Gesù Si prendeva qualche soddisfazione. (Walter Magni)

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Il Dio della Bibbia è il vero Dio e forse ce ne siamo dimenticati.
 La nostra chiesa, ad esempio, aveva tutto: personale, prestigio, potere, finanze, chiese, sacerdoti, suore, seminaristi.
Forse il Signore vuole che impariamo a non fare niente senza di lui e forse, prima di capire questo, dobbiamo trascorrere un certo periodo di povertà. Non è facile, ci sono tante sofferenze e strappi ma è un cammino pasquale.
La chiesa si deve imporre nella società con la qualità della sua vita interiore, non con la quantità; con la testimonianza, con il messaggio, con l’impegno per i poveri. Tutto il resto è decorativo. Penso che stiamo andando verso questa strada, contro la nostra volontà, perché non è facile. Quando si hanno troppi mezzi, si perde la gioia e ci si affida ai calcoli. (F. DANEELS)

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Un giorno Gesù rispose alla Samaritana che chiedeva quale fosse il tempio giusto, se quello di Gerusalemme o quello del Garizim: “Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,23). Da che il Verbo si fece carne, è la Persona di Gesù il tempio definitivo dove incontrare Dio: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,19.21). “Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5). Gli dice Filippo: “Signore, mostraci il Padre. Gli rispose Gesù: Chi ha visto me ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?” (Gv 14,8-10). “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” ‘Gv 14,6).
Ma Cristo si estende nella Chiesa, suo Corpo; e ciascuno è pietra viva di quel definitivo edificio che prolunga nel tempo la presenza e l’azione di Cristo. “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi. Santo è il tempio di Dio che siete voi” (1Cor 3,16.17). “Avvicinandovi a lui, pietra viva.. quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale” (1Pt 2,4-5). E Paolo: “In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,21). Da qui tutta la missione della Chiesa e di ogni credente a divenire “testimoni fino ai confini della terra” (At 1,8). (Romeo maggiomi)

Chi compie la volontà del Padre mio è per me fratello sorella madre

 

Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! (Mt 13, 37-38)

 

Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». (Lc 19, 41-44)

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E’ indicata la storia della instancabile fedeltà di Dio e contemporaneamente l’ostinazione del suo popolo. Viene indicata la storia di un amore insistente, ma anche caratterizzato dal fatto di essere respinto. I portatori della buona novella vengono rifiutati, disprezzati e rigettati.
Nell’Antico Testamento è rappresentata l’icona della chioccia che tiene raccolti e protetti i pulcini sotto le sue ali. Nel Deuteronomio si parla di Israele trovato in una terra deserta, in una solitudine piena d’urli e di desolazione. Egli lo circondò, ne prese cura, lo custodi come la pupilla dell’occhio suo. Pari all’aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne, l’Eterno solo l’ha condotto, e nessun Dio straniero era con lui.

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Questa icona esprime la sollecitudine di Dio nei confronti di Gerusalemme. Si respira tutta l’amarezza di Gesù ed è la stessa di Geremia quando rievoca la distruzione della città. Nonostante i reiterati inviti del Cristo, Israele ha dimenticato e abbandonato il Signore. L’intenzione espressa nel profeta Isaia di far diventare Gerusalemme il centro di culto viene meno, ma d’ora in avanti non sarà che un deserto: da quel deserto era uscito il popolo ora in quel deserto ricade. Il raduno degli Israeliti intorno a Cristo è rimandato a un altro tempo.  (Michele Cerutti)

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Lo stravolgimento della storia ci porta a drammi imprevisti: eppure tutto fa pensare che spesso desolazione e morte possono essere evitati se restiamo fedeli a Dio e non ci lasciamo travolgere dalla supponenza, dalla superficialità e dall’ipocrisia.
Senza il Signore il tempo diventa tiranno e la potenza del male ci travolge.
Il Signore invita i suoi credenti a farsi portatori di valori e coraggio nuovi, di saggezza e di responsabilità essenziali, accettando di sentirci partecipi e in cammino con tutti. Noi sappiamo che il Signore è presente nella sua misericordia con il popolo cristiano e sa dare forza per superare e vincere il male come ha fatto lui. Ma ci invita.
Insieme, ad amare la nostra città e il popolo in cui viviamo e ad operare in essi perché crescano in sapienza e grandezza di cuore. (Raffaello Ciccone)

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“Se avessi compreso, anche tu, quello che porta alla pace” (Lc 19,42). “Quante volte – si lamenta sconsolato Gesù – ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto”. Questa di Gesù è una eco di tanti lamenti e richiami rimasti inefficaci di cui è seminata la Bibbia: “Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherai i suoi nemici” (Sal 81,14). Tutta l’opera di Gesù è stato l’ultimo richiamo, espressione di una volontà salvifica che si è tradotta in un perdono costato a Dio il sacrificio stesso di suo Figlio: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47). (Romeo Maggioni)

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